La Bottega-azienda

Possiamo assumere l’anno 1680 come data di avvio della Bottega-azienda dei Fantoni di Rovetta, una famiglia di scultori e artisti, che ruota attorno alla figura dominante e geniale di Andrea Fantoni.
Infatti durante il restauro dell’arredo ligneo di Sant’Ambrogio ad Alzano, sul dorso è stata  scoperta la scritta: “A.F.S.R.” con la data 1680. Si tratta della sigla che identifica “Andrea Fantoni Scultore di Rovetta“.
È un ritrovamento prezioso, perché documenta il primo intervento di Andrea Fantoni, ventunenne, nella Fabbrica della sacrestia della basilica di San Martino di Alzano Lombardo, come collaboratore del padre Grazioso che costituì la bottega.
Inoltre, nell’Archivio Fantoni di Rovetta vi è un piccolo registro, segnato LF32, che riporta le opere della Bottega ed inizia dall’anno 1682.

La Bottega deve la sua nascita a Grazioso il Vecchio (1630-1693) marito di Maria Bramina Marinoni e fu condotta da cinque dei suoi figli maschi, che la trasformarono in una vera e propria azienda:

– Andrea Fantoni (1659-1734) l’artista più importante della famiglia, a capo della bottega dal 1692 sino alla sua morte nel 1734 , scultore, intagliatore e architetto, devoto della Madonna del Carmine e forse confratello della “Compagnia del Carmine” o di una “Confraternite dello Scapolare del Carmine”, nomi con cui si diffuse tra i laici il movimento del Terz’Ordine Carmelitano. Infatti nel suo testamento lascia 100 messe da celebrare all’altare della Beata Vergine Maria del Scapulario nella chiesa parrocchiale di Rovetta.
Fece un periodo di apprendistato per alcuni mesi a Parma dove venne a contatto con i fondamenti della cultura umanistica, probabilmente presso il maestro Giuseppe Bosi e poi presso Pietro Ramus a Cedegolo e a Grosotto in Valtellina, insieme a Giovanni Batista Zotti (attività nota 1680-1710) e a Giovanni Giuseppe Piccini (1661-1725).
In realtà è difficile distinguere le opere tra i fratelli. Andrea certamente ideava le opere e firmava i contratti, ma poi il lavoro era svolto dal gruppo, dalla bottega. Un vero lavoro d’équipe, di squadra.
Significativo è il suo testamento scritto a Solto Collina il 18 settembre 1732, due anni prima della sua morte in cui dispose tre anni di scuola per formare gli eredi alla continuazione della sua professione e della sua arte e non semplicemente quella della bottega: “Bramando che l’arte di mia professione continui nella nostra famiglia“.

Testamento Fantoni citazione
Tra gli altri, fondamentali furono i suoi rapporti con Giovanni Marinoni di Clusone, don Gian Pietro Mazza, canonico penitenziere della cattedrale di Bergamo, don Giovanni Piccinelli di Foresto Sparso e con don Bartolomeo Belotti, parroco di Zone.

– Donato Fantoni (1662-1724) cresciuto a Parma presso il cugino ecclesiastico don Andrea, affiancò il fratello Andrea nella gestione della Bottega e fu appassionato di musica tanto da costruire degli oboe che sapeva suonare.

Proprio il cugino don Andrea, figlio di contadini percorse una prestigiosa carriera ecclesiastica: dottore in diritto civile e canonico, lettore sinodale,  economo di due vescovi a Parma e intimo della corte Farnese.  Pur stigmatizzando il “poco sapere e il manco ingegno dei suoi di casa” e le beghe ereditarie di famiglia, trovò motivi di prestigio nell’attività artistica della Bottega che protesse e introdusse alla corte dei Farnese, tra i conti Fogaccia di Clusone, Barzizza di Alzano e Giovanelli di Albino, facendo ottenere alla Bottega la “patente di familiarità” concessa dal duca Francesco Farnese.

– Giovan Antonio Fantoni (1669-1748) ebbe un ruolo meno appariscente e più defilato, forse a motivo dei suoi limiti culturali, ma risulta qualificato come intagliatore.

– Giovan Bettino Fantoni (1672-1750) marito di Paola Bonicelli Dalla Vite, è indicato come operaio e poi come capo della Bottega dopo  la morte di Andrea.

– Giovanni Fantoni (1675-1745) è indicato come scultore, fu  ispirato da don Ippolito Carrara, parroco di Solto Collina e di Songavazzo.

Tra i figli c’era anche il sacerdote don Francesco Fantoni (1677-1724). Probabilmente la sua carriera ecclesiastica doveva coronare l’ascesa sociale della famiglia, ma a fatica si fece prete e fu solo in grado di celebrare la messa, predicare e leggere il breviario in latino, per mancanza di altre capacità.

La Bottega fu continuata dai figli, in particolare da Grazioso Fantoni (1713-1798), Francesco Donato Fantoni (1726-1787) e Giuseppe Grazioso Fantoni (1731-1781).

Nel 1782 Luigi Fantoni (1759-1788) decretò la fine della Bottega, lasciandola a 23 anni per recarsi a Milano, in cerca di fortuna, in ambienti urbani e sociali più elevati, forse insofferente della mentalità chiusa e angusta delle sue montagna. Morì giovanissimo a soli 29 anni.

Donato Andrea Fantoni (1746-1817) chiuse definitivamente la vicenda della Bottega dapprima come grande viaggiatore poi come  amministratore e manager della Bottega più che artista. Sino al tentativo fallito di essere nominato professore all’Accademia e alla Fabbrica del Duomo di Milano.
Il matrimonio con la cugina Paola Rosa sistemò il patrimonio della famiglia che in gran parte è quello appartenente ancora oggi alla Fondazione Fantoni di Rovetta.

La Bottega cessò l’attività a fine Settecento.

Per comodità di studio, abbiamo indicato in un secolo l’attività della Bottega, dal 1680 al 1780, un’epoca d’oro per la produzione artistica dei Fantoni, anche se il libro principale sui Fantoni del 1978, quasi una bibbia, a cura di Rossana Bossaglia, scomparsa il giorno 8 luglio 2013, alla quale vogliamo dedicare con deferenza la nostra ricerca, ha un titolo eccessivo e un po’ troppo pretenzioso “I Fantoni. Quattro secoli di Bottega di scultura in Europa“.

Se il valore europeo della produzione dei Fantoni è innegabile, il loro ambito d’azione resta tuttavia confinato alle valli bergamasche e bresciane con qualche toccata e fuga in alcune città. E’ già un miracolo che la Bottega di un paesino di 800 anime, sperduto tra le montagne dell’alta Valseriana, abbia riscosso un successo tanto esteso di committenti, sebbene non sia riuscita a superare il villaggio montano se non in pochi casi. Infatti il successo della Bottega non toccò le città importanti a cui giustamente aspirava, nonostante avesse intrecciato iniziali rapporti di committenza con Parma, Milano, Venezia, Padova, Torino.
Il fenomeno, oltre alle Valli bergamasche e bresciane dove agirono Andrea Fantoni con la sua Bottega e Giovanni Battista Caniana, fu comune ai territori della Valtellina e del Comasco,  dove operarono personalità di grande spessore artistico, come Giovan Pietro Ramus, Giovanni Albriolo da Bellagio, Giacomo Lucchini e Giovanni Giuseppe Piccini, intagliatori e scultori del legno secondo lo stile del barocco romano.
Per le loro opere, i Fantoni trassero ispirazione anche dagli intagli veneziani di Giacomo Piazzetta (1643-1705) e di Andrea Brustolon (1662-1732).